Siamo stati tutto questo, ma…

Siamo stati tutto questo.

Siamo stati abbandonati. Senza nemmeno un messaggio, un saluto, un ringraziamento.

Abbiamo provato a rimediare con forze giovani e fresche.

Ma avevamo paura non fosse abbastanza.

Abbiamo avuto bisogno di un po’ di tempo per affrancarci, ritrovarci e crederci ancora.

Siamo stati fregati da subito. Da un fischio ricacciato in gola prima, da sviste, pali e giornate storte, poi.

Abbiamo seminato e spesso sbagliato, raccogliendo meno dello sperato, forse del meritato.

Non abbiamo mollato.

Ma ci siamo infortunati. Una croce, i crociati!

Ci abbiamo messo del tempo per incassare l’ennesimo brutto colpo.

Ma non abbiamo mollato nemmeno quando abbiamo sperimentato, fallito e per questo salutato e ringraziato.

da sscnapoli.it

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Abbiamo cercato una nuova soluzione.

Abbiamo affrontato la gara più attesa con coraggio, ma con un’idea che aveva bisogno ancora una volta di tempo per funzionare.

Perciò abbiamo subìto ancora e proprio ad opera sua. Nel suo minuto, però.

Siamo tornati a casa amareggiati. Ma comunque carichi.

Ci siamo arrangiati: è il nostro meglio, la nostra arte, da sempre.

E si è visto.

Ci siamo adattati.

Ci siamo riscoperti.

Ci siamo rialzati da soli.

Ci abbiamo provato e ci siamo riusciti.

Ci siamo qualificati, ma siamo stati primi quell’unica volta in cui conveniva essere secondi. Perciò, abbiamo guardato le urne, scorso col dito l’elenco delle squadre qualificate e ci siamo meravigliati e rammaricati insieme.

Quando ci hanno sorteggiati, per tutti eravamo già spacciati.

Ma noi ci abbiamo provato comunque.

Anche perché avevamo un tifoso d’eccezione, passato a Castelvolturno, innanzitutto a ricordare e spiegare cosa significasse poter indossare quell’azzurro e poi a promettere che ci sarebbe stato.

Sarebbe stato dalla nostra parte di nuovo, dopo tanto, forse troppo, tempo.

Li abbiamo presi in contropiede e in controtempo: abbiamo segnato per primi e dopo poco.

È durato, poco.

Ma ci siamo emozionati, commossi, divertiti.

Ci siamo sorpresi e abbiamo sorpreso.

Era tutto perfetto. Poi, però, siamo stati anche egocentrici ed eccessivamente superficiali ed esuberanti. Abbiamo perfino rischiato di complicarci la vita da soli, ma per fortuna, abbiamo finito per rinsaldare gruppo e certezze.

Li abbiamo ospitati con rispetto ed entusiasmo, ma con lo spirito di chi non ha nulla da perdere e quindi vuole giocarsela.

Siamo passati ancora in vantaggio. Abbiamo sfiorato il palo e l’impresa.

Abbiamo dovuto ammettere la superiorità, ma ci è stata riconosciuta la bellezza, da chi l’ha spesso subíta per mano di casacche blaugrana, alle quali quelle azzurre sembravano quasi somigliare.

Abbiamo perso sul campo. Abbiamo vinto sugli spalti. All’andata ed al ritorno.

Abbiamo ripreso la cavalcata, con ben altra consapevolezza e con meccanismi ormai rodati.

Abbiamo dato un’occhiata all’altro tabellone: non lo sapevamo, ma c’era l’altra finalista sulla nostra strada.

Dagli spalti, abbiamo fischiato a senso unico, un po’ come qualcuno aveva fatto, in campo, all’andata.

Abbiamo anche vinto, ma non è bastato. Sarebbero passati loro e l’avrebbero poi alzata al cielo, la “coppetta”.

Non abbiamo mollato nemmeno allora.

Abbiamo ripreso a macinare chilometri. Abbiamo costruito gioco, seminato e provato a raccogliere il più possibile.

Abbiamo realizzato goleade e prodezze da veri circensi, zittendo nel modo migliore cori beceri e razzisti.

Siamo però inciampati ancora un’ultima volta volta. Una distrazione, un retropassaggio nel momento peggiore, cruciale.

Ma abbiamo comunque infranto qualche record, ne abbiamo avvicinati altri. Uno in particolare.

Abbiamo segnato più di tutti. Abbiamo perso meno di tutti.

Siamo stati corsari, più di chiunque altro.

Abbiamo deciso di “non” assistere a qualche farsa. Perciò, siccome non ci andava di tifare né per l’una, né per l’altra, abbiamo atteso e basta. Magari portando qualche “Ciro” a spasso.

Abbiamo incassato e siamo andati avanti per la nostra strada.

Abbiamo ironizzato e fantasticato sul possibile “coso”, che per la matematica, solo per la matematica, risultava di nuovo in gioco.

Ma non abbiamo tifato perché il sogno Serie A dei nostri unici fratelli corresse qualche rischio. E forse avranno apprezzato, perché la settimana successiva, quando il loro era già salvo, hanno provato a realizzare anche il nostro.

Non ci siamo riusciti, ma restiamo la cosa più bella e più vera di questo campionato.

Siamo stati tutto questo.

Ma siamo arrivati terzi.

Non molliamo.

Anzi, abbiamo stretto un patto.

Ci avvieremo prima… perché siamo stati tutto questo, ma possiamo essere ancora di più!

 

#ForzaNapoliSempre!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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