La Mia Opinione di Real Madrid-Napoli

foto da sscnapoli.it

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La Mia Opinione di Real Madrid-Napoli. Un 3-1 che fa male come qualsiasi sconfitta della nostra squadra. Un 3-1 che però potevamo aspettarci contro i Campioni d’Europa e del Mondo in carica.

Potevamo aspettarci questo, ma anche peggio. E non leggetelo come un ‘ve l’avevo detto’, anzi. Leggetelo come un ‘non me l’aspettavo così e per questo ne sono ancor più soddisfatta’.

Perché potevamo aspettarcelo, eppure quando Sarri prova ad opporgli quel gioco che lo ha contraddistinto fino ad ora, che lo ha portato dai campi malandati della D, fino al Santiago Bernabèu, e per 45′ buoni ci riesce anche in maniera più che dignitosa, non puoi che apprezzarne il coraggio: dentro, fin da subito, Zielinski e Diawara. ‘La formazione più offensiva possibile’: detto fatto. ‘Perché io ai miei ragazzi ho detto che accetto tutto, tranne una prestazione timorosa, a meno che non sia l’avversario, per sua capacità, a rinchiuderci nella nostra area’.

Dopo 7 minuti il Napoli tesse la prima trama di quel gioco che il mister aveva chiesto: offensivo, ragionato, ma anche veloce nella circolazione della palla. Il diktat classico, anche col Real: perché se hai un’identita forte, provi a sfruttarla al di là dell’avversario, sempre.

Così, realizziamo il gol: in uscita dalla difesa, con uno massimo due tocchi, palla ad Hamsik che offre il pallone in verticale ad Insigne, che prende in controtempo Navas e porta il Napoli in vantaggio nell’andata degli ottavi di Champions League al Santiago Bernabeu. E già letta così, potrebbe bastare. Ma proverò a spiegare, perché a quanto pare, a qualcuno molto in alto non era chiaro proprio per niente.

Questa partita l’ho sognata per 12 lunghi anni (io come tanti altri che purtroppo o per fortuna l’attendevano da trenta). E quando dico sognata, forse non rendo nemmeno così bene l’idea. Perché nemmeno nei sogni migliori avrei mai immaginato di realizzare quell’azione lì, in quel Tempio lì. Nemmeno nei sogni migliori avrei visto un napoletano esultare a Madrid per un gol che avrebbe significato un momentaneo vantaggio azzurro. Nemmeno nei sogni più belli avrei visto quell’esultanza grintosa, rabbiosa, ma allo stesso tempo felice, soddisfatta, orgogliosa.

12 anni fa non avrei immaginato tutto questo: l’essere ripagata, in quel modo, di tanta ostinazione, perseveranza, fiducia, passione, oltre ogni ostacolo o difficoltà. Perché 12 anni fa c’eravamo anche noi e ci siamo stati con Ventura, con Reja, col ‘buon Mazzarri’, con Benitez: e lei non può intortarci in questo senso.

Per 12 anni l’abbiamo sognata e nemmeno così bella. E per una frazione di secondo ho avuto paura che lo stessi facendo ancora: sì, perché tra altrettanti anni, se Dio lo vorrà (e se questo Napoli non m’avra ucciso prima 😅) ricorderò ancora con orgoglio e soddisfazione gli istanti di smarrimento dopo il gol, col cuore che sul tocco di Insigne aveva per un attimo smesso di battere e la testa che mi diceva di aprire occhi già belli che aperti, perché ‘non ci credo, è entrata davvero?’. Per una frazione di secondo ho avuto timore che fosse l’ennesimo sogno, riuscito meglio di altri. E invece era tutto vero.

Eravamo in vantaggio a Madrid. La mia squadra, giovane e bella, aveva appena incartato ai ‘blancos’ un signor gol, al termine di un’azione tutta di prima. E m’aveva fatto provare l’emozione d’essere sopra di un gol col Real Madrid.

Ma com’era prevedibile, il Real, che era già partito benissimo, ma che avevamo comunque sorpreso, riprende in mano le redini del gioco e con l’esperienza e la tranquillità di chi è abituato alle gare di grande livello internazionale, inevitabilmente la rimette in piedi. Benzema trova il pareggio con un’incornata da numero nove classico.

Agli azzurri tremano le gambe in più occasioni e lo si vede quando in quei passaggi, che in partite normali porterebbero a casa ad occhi chiusi, il pallone finisce puntualmente tra i piedi madrileni. Eppure il Napoli tiene botta e si porta negli spogliatoi, con in tasca un pareggio con gol.

La ripresa è tutta un’altra storia: il Real, anche per nostri errori (per me sana e anche legittima inesperienza) trova il raddoppio quasi subito. Caro Tonino (Kroos), vedi di levarti ‘sto vizio di rovinarci le serate di Champions, grazie.

Con Kroos trovano il raddoppio, con Casemiro il definitivo 3a1. E qua, non ci piove, è colpa di Benitez 😂, che a suo tempo, lo aveva lanciato tra i titolari beccandosi anche delle critiche. Né Rafa, ma ‘e fatt tuoj nun te putiv fa?! 😅

Il brasiliano trova il gol dell’anno (e ovviamente con chi?) su un nostro errore, ma la partita non si chiude lì.

C’è tempo anche per un po’ di rammarico azzurro: Dries stecca un’occasione clamorosa solo davanti al portiere e ancora una volta rimane secciato dal profilo Twitter dell’Uefa, che proprio non riesce a farsi i fatti suoi. Più tardi ci riesce anche un gol in fuorigioco, ma stavolta Skomina e gli assistenti ci vedono benissimo (in Europa manco i corner sanno giudicare…).

La partita finisce 3a1 e siccome eravamo anche stranamente soddisfatti, al di là del risultato, per l’impegno della squadra e del mister, e per la civiltà e sportività con la quale i tifosi azzurri avevano vissuto Madrid e incitato la squadra da ogni settore dando un segnale forte a chi di dovere, il Presidente si sente libero di andare ai microfoni a rovinare una serata da sogno.

Si, devo ammetterlo, anche lì ho provato ad aprire occhi che ahimè erano già belli che aperti. Anche lì ho provato attimi di smarrimento, ma per motivi ben diversi.

Credevo di aver capito male quando avevo sentito dire che solo Insigne avrebbe meritato il premio della cazzimma d’oro (lo ha detto veramente) mentre gli altri in campo ‘non esistevano’. Volevo credere che non avesse messo in discussione le scelte tecniche e tattiche (mò sentenzia pure sulla ‘difesa alta’ del mister) e invece no. Era tutto vero: stava aprendo la bocca per dargli fiato, senza averla collegata al cervello.

e pensare che dopo Napoli-Genoa avevo espresso un desiderio: ‘ci terrei a vedere e percepire che squadra e tifosi abbiano ben chiara la portata dell’avversario’. Faccio mea culpa. Squadra e tifosi sapevano benissimo a cosa andassimo incontro. L’unico a non saperlo era Aurelio De Laurentiis. E per quanto mi riguarda ieri ha perso tanti, tantissimi punti. Il che vuol dire che io continuerò a riconoscergli tutti quei pregi che hanno comunque contribuito a questa scalata fatta di 12 anni di sogni, che pian piano si avveravano uno dopo l’altro, però da oggi il Presidente avrà, per quanto mi riguarda, molto di cui farsi perdonare.

Perché come ho già detto ieri, a me sembra un paradosso dovergli contestare ciò che ho sempre contestato a chi esprimeva senza mezzi termini il proprio malessere nei suoi confronti. Ho sempre contestato a quelle persone il non fare il bene della squadra, concentrandosi su chi aveva meno importanza di altri: gli ho contestato di soffermarsi più sul Presidente che sulla squadra. Gli ho contestato il non provare a ‘fare quadrato’, al di là di divergenze legittime.

Ieri la situazione si è capovolta e non ho paura ad ammettere che provo profonda delusione: il mister e i ragazzi meritano rispetto e riconoscenza. Almeno quanto ne meritava lei fino a ieri, Presidente. Oggi, al contrario, ne meritano ampiamente più di lei, anche per la maturità, la saggezza ed il carattere con cui si sono avvicinati ai microfoni dopo le sue assurde dichiarazioni.

Perché se c’è una cosa che questa piazza chiede è che la si renda orgogliosa, prima che vittoriosa. Che la si renda parte di un qualcosa di grande, che emozioni, che diverta e che per novanta minuti la faccia evadere dalla realtà. Che la si rappresenti, facendo quadrato, contro tutto e tutti.

E se squadra e mister ci sono riusciti, lo stesso non si può dire di lei.

Perché ieri un pensiero molto diffuso tra noi tifosi era quello di catapultarsi immediatamente alla partita col Chievo di Domenica prossima, fondamentale tanto quanto un ottavo di finale di Champions. Una partita particolarissima dal punto di vista mentale e fisico, perché gare come quelle del Bernabèu, con quella carica emotiva, ti tolgono energie. Quando scarichi in un sol colpo tutta quell’adrenalina, tutta quella tensione, la partita successiva puoi risultare scarico. Psicologicamente e fisicamente. E c’era un sol modo per evitarlo: fare squadra e ripartire insieme, trovando le energie nel gruppo, nell’affiatamento. Complimenti per non averci capito nulla Presidè. E complimenti per averci rovinato un ricordo che avremmo portato con noi per sempre nonostante tutto, e al quale invece ci toccherà aggiungere l’idea di un Presidente a volte eccessivamente arrogante e superficiale.

Ps. Piccolo appunto a chi riabilita uomini ormai lontani, sulla base delle cavolate sparate ieri da De Laurentiis:

  • qualcuno ci disse di stare tranquilli e ci fidammo. Sappiamo come andò.
  • qualcuno mandò in radio suo fratello a denigrare chi gli aveva dato lavoro, onore e gloria: rispettivamente presidente, squadra e tifosi.
  • qualcuno ha fatto visite mediche di notte, mentre suo fratello disquisiva di ‘contratti che sarebbero stati rispettati con onore’.
  • qualcuno ha aspettato la prima giornata di campionato per ricordarsi di spendere due parole per chi lo aveva amato, rispettato e sostenuto. Anche con un oceano di mezzo e con le occhiaie sulla faccia.
  • qualcuno a distanza di mesi ha denigrato ‘un record personale’ (e che tanto personale non era,dal momento che lo condivideva con noi!) per esprimere un desiderio (comunque legittimo) di vincere qualcosa di importante e ‘di squadra’.

Quel qualcuno non è De Laurentiis e nemmeno le sue cazzate potranno riabilitarlo: perchè ricordatevi che qua non si discute l’ambizione, ma il rispetto. E se anche non lo avesse meritato il suo datore di lavoro, lo avremmo meritato noi: io e pure voi. Ripeto, si discute il rispetto: sconosciuto a lui, tanto quanto a De Laurentiis ieri sera.

Alla prossima e #ForzaNapoliSempre!

 

 

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