Due pianeti differenti e lontanissimi.

Due pianeti differenti e lontanissimi.

C’è una cosa che stranamente mette tutti d’accordo quando si parla di Napoli e Juventus.

Da entrambe le parti si sostiene una cosa sola: le due squadre sono su due piani differenti, tra di loro lontanissimi.

Certo, il discorso si complica quando ciascuna parte tenta di convincere l’altra che il piano della propria sia quello più alto, più bello, di maggior valore, ma questi sono dettagli. 😝

La verità è che noi (inteso come Napoli, per chi non mi conoscesse abbastanza), la “delusione da sconfitta” la conosciamo bene. Ci è capitato spesso di perdere. Ed inevitabilmente, prima o poi, ci ricapiterà.

Ne siamo consapevoli. Fa parte del gioco. Fa parte della vita.

Lo abbiamo in un certo senso messo in conto quando abbiamo “scelto” (poi magari un giorno spiegherò il perché di quelle virgolette) la strada più difficile, impervia, sgangherata, ponendoci di fronte al “risultato” non come una “priorità”, ma come una conseguenza. Una piacevolissima conseguenza.

Dunque, per noi (e sarebbe ipocrita affermare il contrario), la vittoria rappresenta comunque uno scopo, un obiettivo e di mollare proprio non se ne parla. Ma vincere rimane una conseguenza. Una conseguenza di tanto altro, che a maggior ragione, viene necessariamente prima.

Voi, al contrario, quella “delusione” la conoscete poco. Siete innanzitutto ambiziosi, anzi oserei dire ossessionati dal risultato. Siete, per questo, spesso presuntuosi e spocchiosi. Siete spesso arroganti, con quel senso di impunità che vi contraddistingue e che amate definire “mentalità vincente”. Siete, purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista, disabituati alla sconfitta.

Ma, cosa ancora più importante, e qui torniamo al discorso che si complica, ciò che rende i due piani due pianeti lontanissimi, è che voi la possibile “delusione da sconfitta” non riuscite proprio a metterla in conto fin dall’inizio. E spesso, faticate ad accettarla quando inevitabilmente vi tocca farlo.

Ebbene, credo, ma rimane un mio parere, questo sia stato e sia sempre il vostro tallone d’Achille.

Sostenere che «vincere è l’unica cosa che conta» oppure che «nel calcio contano solo i risultati, perciò se voglio lo spettacolo, vado al circo» rappresentano, a parer mio, il vostro più grande difetto, il vostro più grande limite, il vostro più grande gap da colmare in vista dell’unico risultato che (in quest’ultimo periodo) ancora vi manca.

Non esiste la squadra perfetta. Non esiste la squadra imbattibile. Non esiste la squadra colma di pregi e, allo stesso tempo, priva di difetti.

Lo sapete benissimo anche voi. Ma tendete a dimenticarlo spesso.

Ogni tanto, serve qualcuno che vi costringa a ricordarvene. Perciò, ve ne ricordate quando è ormai tardi, quando è troppo comodo.

«Le finali sono così. Si possono vincere e si possono perdere. L’importante è arrivarci». È una verità assoluta, un’ovvietà. È un concetto adatto a chiunque, a qualunque squadra. Tranne che a voi.

Per voi, è un controsenso, un clamoroso autogol. È un dover rimettere in discussione tutto ciò che avevate professato fino ad un attimo prima della fine. O della finale, che dir si voglia. È un dover ammettere le stesse identiche cose di tutte le altre: l’importante è averci provato.

Per me, ribadisco, in quel motto, c’è racchiuso tutto il vostro limite, di tifosi, di squadra, di società: la paura di dover “ammettere” di essere vulnerabili come chiunque altro.

Il vostro limite è la paura.
Quella che in alcune occasioni vi ha portato a sperimentare vie “discutibili” pur di raggiungere l’obiettivo.
Quella che fa novanta. Come i milioni che avete speso per indebolire quello che era stato evidentemente un avversario pericoloso (o almeno quello era in teoria l’intento, ma è tutto da vedere). Come i milioni spesi per provare a vincere ciò che mancava. Come i milioni spesi per vincere esattamente ciò che si era vinto anche senza. Quelli spesi per assicurarsi Gonzalo Gerardo Higuain.

L’emblema di tutto.

La paura che ti frega sul più bello.

La vittoria come unica priorità. E di conseguenza, la delusione, nonostante Scudetto e Coppa Italia.

La paura di vincere solo qualcosa, ma non tutto.

La paura di battere quasi tutti. Ma Non tutti.

La paura di essere qualche volta “secondi”.

La paura che si fa realtà. Ancora una volta.

Siamo su due pianeti differenti e lontanissimi: «I tifosi del Napoli danno a tutti un segnale importante di crescita culturale e sportiva, che valorizza l’impegno e la bellezza a prescindere dal risultato finale», Arrigo Sacchi.

#ForzaNapoliSempre

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