La Mia Opinione di Napoli-Atalanta

foto da sscnapoli.it

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La Mia Opinione di Napoli-Atalanta. Premessa: che il Napoli non uscisse sconfitto da una gara in campionato dal 29 ottobre, non l’ho dimenticato. Non lo dimenticherò e se si potesse, eliminerei quella specificazione (‘in campionato’) perché quella gara di Madrid, risultato a parte, non rappresenta, per me, una vera e propria sconfitta.

Detto questo, abbiamo un grosso problema. Ma veramente grosso.

Ad ogni sconfitta, mi ripeto (o meglio, mi ripetevo) che servono anche quelle. Servono a migliorarsi, a correggere eventuali difetti, a capire dove si sbaglia. Servono per il tanto agognato ‘processo di crescita’.

Beh, ieri sono giunta alla conclusione che farei bene, d’ora in poi, ad usare il condizionale: dovrebbero servire, perché a quanto pare, non è proprio così. Non ce ne serviamo mai. Non impariamo mai.

Avevamo già sprecato tante chance, prima di questo Napoli-Atalanta: ne avevamo sprecate tante, forse troppe o addirittura tutte.

Le grandi occasioni per il Napoli si tramutano quasi sempre in punti buttati al vento.

Già, perché io non so, anzi non posso sapere (e quanto pagherei per saperlo!) cosa sia passato nella mente dei ragazzi ieri, ma mi auguro si siano resi conto, almeno a fine partita (e potrebbe esser comunque troppo tardi!) che abbiamo, con le nostre mani (o piedi?), reso l’Atalanta nostra diretta concorrente.

Atalanta che, per carità, merita tutti gli elogi ed i complimenti di questo mondo (ed ho apprezzato, nonostante tutto, l’accoglienza che i bergamaschi hanno riservato alla loro squadra di ritorno a casa), ma vorrei fosse chiaro che il Napoli ha dato una grossa mano. In altre parole, 6 punti.

Vorrei fosse chiaro ai ragazzi che la classifica, se serve, bisogna guardarla. E credo, fermamente a questo punto, che serva: perché questa squadra ha bisogno di stimoli continui, per provare a fare bene con continuità (quanto meno per provare, perché a volte non riesce a sfruttare neanche quelli!).

Perché il Chievo, lo si affronta con la carica di chi vuole dimostrare qualcosa a qualcuno e ci si impone fin dal primo istante, ma passato il Chievo, tutto svanisce. E non va affatto bene.

Non va bene, soprattutto perché l’Atalanta ti ha già preso punti all’andata (per la precisione 3!) e quando scendi in campo sembri non ricordartene.

Non va bene, perché lo stesso è già accaduto col Palermo, quando battuto il Milan a San Siro, avevi dato l’impressione di averlo finalmente avviato quel percorso di crescita, salvo poi scivolare, in casa, contro una squadra con un piede e mezzo in B.

Non va bene perché l’alibi Milik (che prima era stato l’alibi quello là) poteva starci (e fino ad un certo punto), ma ora non c’è più. Non va bene perché hai uno dei migliori attacchi d’Europa, nonostante tutto. Ma hai anche ormai una delle peggiori difese, nonostante tutto.

Non va bene perché i ‘ragazzini’ (passatemi il termine) dell’Atalanta riescono ad interpretare varie fasi della gara, in trasferta al San Paolo (non proprio l’ultimo degli stadi, quantomeno per ‘atmosfera’) mentre noi siamo qui a giustificare, usando l’alibi ‘giovane età’ ad ogni sconfitta.

Non va affatto bene e non perché si perde: la sconfitta può starci sempre, per me. Non è la sconfitta in sé che non va affatto bene. Ciò che non va affatto bene è il COME arrivino queste sconfitte, ossia sempre nello stesso identico modo.

L’Atalanta trova il gol ed un Napoli già confuso, finisce per affondare. Si rientra negli spogliatoi, se ne ri-esce allo stesso identico modo di come ci si era entrati. L’Atalanta perde uno dei suoi uomini chiave in mezzo al campo per doppia ammonizione, non ci pensiamo nemmeno di approfittarne e anzi peggioriamo le cose. Caldara trova la sua prima doppietta in Serie A (e quando mai?!), noi giochicchiamo coi passaggi all’indietro, pur avendo adottato la soluzione Milik (che io avrei fatto subentrare a Mertens, ma questo è un altro paio di maniche). Poi adottiamo la soluzione Milik più Pavoletti e niente, i cross dagli esterni, se arrivano, arrivano rasoterra o con una traiettoria tale che Pavoletti il pallone dovrebbe spizzarlo dal dischetto, quello di centrocampo però.

Insomma, io continuo a vedere gli stessi errori. Il Napoli non riesce tatticamente a contrastare l’avversario? Non sa trovare altra alternativa. Il Napoli non riesce a costruire il proprio gioco come vorrebbe? Va in confusione. Il Napoli prende gol dell’Atalanta alla prima occasione? Non riparte con cazzimma, si dispera. Il Napoli prende traversa due volte? Non si carica, si abbatte. Il Napoli deve concludere la partita in superiorità numerica? Non accusa minimamente quella che potrebbe essere una svolta.

Vedo un Napoli che non sa fare di necessità virtù. Un Napoli che ancora oggi, dopo tutta l’esperienza fatta, in termini di sconfitte dolorose, non riesce a sopperire col carattere, con la grinta, con la personalità, con gli attributi, alle giornate storte.

Perché la traversa deve caricarti se vuoi fare il salto di qualità. Perché tra Milan, Atalanta, Chievo, Real o Palermo non deve esserci diversità di approccio. Perché a guardare quella classifica a me piange il cuore. E non perché un terzo posto (che comunque è ancora in fortissimo rischio) sia da buttare, ma perché nonostante tutto il mio pensiero è uno ed è sempre lo stesso: potevamo fare di più e bastava crederci di più. Bastava isolare quei momenti no, che quest’anno sembravano più ‘periodi’ che momenti. Bastava isolarli e coglierne il negativo, tramutandolo in positivo. Bastava crederci. Ora non so se basterà. Ma voglio almeno sperarlo.

E il fatto che ieri abbia dovuto trascorrere la serata in un covo di juventini, influisce non poco sulla mia prossima richiesta: provate nelle prossime decisive quattro, quanto meno a migliorare quel COME.

Perché come ho avuto modo di spiegargli (col dubbio enorme che fosse inutile anche solo provare a farglielo capire) il Napoletano non ha mai avuto paura di perdere, o meglio, quando ha fatto quella scelta, lo ha in un certo senso messo in conto. Il Napoletano ha sempre badato al ‘come’ ed è forse la cosa a cui tiene più di tutte: perché se avessi voluto, avrei anch’io potuto adottare quel ‘vincere è l’unica cosa che conta’ e invece no, perché per me, conta e conterà anche il come, sempre e comunque. Nelle ‘sconfitte’, così come nelle vittorie.

Perché non credo nella perfezione, ma credo nella possibilità e nella voglia di migliorarsi sempre. Perché alla ‘cultura della sconfitta’ ci credo più di Marotta ed è per quello che non ho esitato a fare i complimenti all’Atalanta. Perché credo anche che certe squadre non affrontino il Napoli con la stessa carica con cui affrontano certe altre squadre, ma credo anche debba essere la mia squadra ad aiutarmi a sostenerlo, affrontandole tutte allo stesso modo lei stessa prima di tutte. Bisogna affrontarle tutte allo stesso modo, ossia in un modo che è l’esatto opposto di ieri. Perché c’è modo e modo per arrivare alle sconfitte, tanto quanto alle vittorie. C’è sempre un ‘come’ ed il mio sarà sempre il Napoli…

Ma il Napoli descritto da Reina pochi giorni fa: umile ed unito, divertito e divertente, determinato e tutt’altro che perfetto. Un Napoli che affronta il Chievo, l’Atalanta, il Palermo o il Pescara, COME fosse il Real.

https://twitter.com/PReina25/status/833354322062749696

Alla prossima e #ForzaNapoliSempre!

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